All Day

August 2014
M T W T F S S
« Mar    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Il reparto pare ormai aver una struttura ben definita, con Christian Ponder che ha già ottenuto la conferma di aver pieno possesso del ruolo di starter direttamente dal coach Leslie Frazier, che forse, proprio per evitare le solite disquisizioni mediatiche che riempiono la offseason NFL, ha deciso di tagliare la testa all’ormai conosciutissimo toro all’indomani dell’ingaggio di Matt Cassell, rivelando al mondo intero che il numero 7, nonostante il nuovo arrivo, avrebbe mantenuto lo spot #1 in depth chart, con buona pace di tutti i malpensanti.

L’ex Seminole è atteso alla stagione della verità, quella del dentro-fuori, quella della definitiva consacrazione o del definitivo fallimento, un passaggio obbligato per permettere ai Vikings di capire se sarà lui l’uomo del futuro oppure si dovrà guardare altrove; l’idea è che i progressi visti nell’ultima stagione, oltre ad essere confermati, meritino un ulteriore upgrade, per raggiungere quei livelli vicini all’eccellenza che il quarterback texano sembra avere nelle proprie corde.

Per farlo, ovviamente avrà bisogno di poter finalmente contare su ricevitori degni di questo nome, e l’ingaggio di Greg Jennings va letto in quest’ottica, con l’ex Packers che va ad aggiungersi ad un gruppo non di primissima fascia ma che conta alcune individualità interessanti, come Jairus Wright, e un top del calibro di Kyle Rudolph, giocatore con il quale, Ponder, ha dimostrato di aver raggiunto un’ottima intesa, fin dalla loro rookie season.

Un 2012 positivo, macchiato però da una flessione nella parte centrale della stagione, ma chiuso comunque in attivo, con 2,935 yards lanciate, per 18 touchdowns, 12 intercetti, e importantissimi segnali di crescita verso la fine della regular season, promettono bene per il prossimo futuro, soprattutto se riuscirà anche a risolvere, in maniera definitiva, i problemi alla spalla che in più di un’occasione ne hanno condizionato il rendimento.

Acciacchi che sono, in parte, anche alla base dell’ingaggio del già citato Cassell, quarterback esperto che ha già dimostrato di saper coprire alla perfezione il ruolo di backup e che, certamente, offre maggiori garanzie a Minnesota rispetto a quelli già presenti a roster, in caso di nuovi problemi al numero 7; insomma, per i Vikings era fondamentale migliorare qualitativamente la depth chart per non ripetere una disfatta come quella del Lambeau Field nell’ultima postseason.

In questo senso, l’ex Kansas City dovrebbe garantire un apporto migliore, nonostante due stagioni davvero terribili nei Chiefs che hanno fatto calare in modo deciso e repentino la sua quotazione, passando dall’essere uno dei migliori QB della lega, dopo l’ottimo 2010 chiuso con 3,116 yards, 27 touchdowns e 7 intercetti all’attivo, a diventare l’esatto opposto, con un saldo negativo di 21 INT, a fronte di 16 TD, nell’ultimo biennio.

L’idea che si è fatto il coaching staff di Minnesota, è che il ragazzo possa essere recuperato, tornare ai livelli di quando esplose con New England, nell’anno dell’infortunio di Brady, e mettere un po’ di pressione a Ponder, che, comunque, per migliorare, ha bisogno di doversi confrontare con QB in possesso di un background maggiore rispetto ai due che completano il roster dei Vikings, l’atletico Joe Webb e l’oggetto misterioso MacLeod Bethel-Thompson.

Il primo sembra ormai aver perso il treno per imporsi come quarterback tra i professionisti, tant’è che sembra più probabile vederlo ormai utilizzato nei soli attacchi di situazione, tipo wildcat e similari, mentre il secondo, dopo qualche discreta apparizione in preseason, dove scese in campo nel primo match a San Francisco, 49 yds e 1 intercetto, e nell’ultimo a Houston, nel quale chiuse con 193 yards, 1 TD e 1 INT, non si è più visto, se non a girovagare sulla sideline dei Purple & Gold.

Dalla battaglia tra loro due, nel caso di Bethel-Thompson già vinta lo scorso anno ai danni di Sage Rosenfels, dovrebbe uscire il third string QB, salvo sorprese dell’ultimo minuto provenienti dal Draft o dal suo contorno; negl’ultimi anni, più di una volta, Minnesota ha infatti provato a pescare un talento tra gli ultimi round e gli undrafted free agents, e non è detto che Spielman, non ci provi anche quest’anno.

 

Cosa c’è: all’apparenza tutto, perché Minnesota pare aver rispettato i canoni di ogni franchigia NFL, con un quarterback titolare e un buon backup pronto a subentrargli alle sue spalle; Ponder è in crescita e sembra poterla completare nella prossima stagione, Cassell è in cerca di riscatto, e la storia del football insegna che molto spesso, il binomio Vikings-QB da rilanciare, ha fruttato grandissime stagioni nella Purple & Gold nation. Ovvio, il livello di entrambi è quello che è attualmente, e di certo, è chiarissimo, non siamo davanti ad un Aaron Rodgers, un Drew Bress, o qualcuno dei due Manning, ma sicuramente a due buoni quarterback che possono dire la loro e che offrono buone garanzie alla squadra.

Cosa manca: come sopra, sulla carta nulla, sul campo vedremo come si svilupperà la stagione.

Cosa potrebbe arrivare: come anticipato, nelle ultime offseason a Minneapolis hanno cercato di pescare il jolly tra i quarterback poco considerati al Draft, e non è detto che non lo facciano anche nella prossima tornata di Aprile, magari sfruttando più uno spot della pratice squad che del 53-man roster defintivo. Vista la passione sfrenata di Spielman e soci per i prospetti di Notre Dame, l’ex Fighting Irish Dayne Crist potrebbe stuzzicare le loro attenzioni; in alternativa

Il 2013 sarà l’anno di Christian Ponder. Il 2013 dovrà essere l’anno di Christian Ponder. È l’ultima possibilità per il QB al terzo anno da Florida State. Per la prima volta da quando i Minnesota Vikings hanno puntato su di lui, portandolo in Minnesota con la 12esima scelta assoluta al draft del 2011, dovrà guidare un attacco forte e costruito attorno a lui. Dopo la partenza di Harvin, che a quanto pare non aveva molta fiducia in Ponder, è arrivato nella franchigia Greg Jennings, quel WR #1 che il Quarterback non ha mai avuto a disposizione da quando gioca nell’NFL. Con l’ex Packer, e i già presenti Simpson, Childs e Wright, oltre al TE Kyle Rudolph e ad un molto probabile ulteriore tassello in arrivo via draft il 25 aprile, Ponder si ritrova con un buonissimo numero di frecce al suo arco. 

Oltre a questo, il GM Spielman si è impegnato nel rifirmare Phil Loadholt, che provvederà, con gli altri Linemen offensivi, ed in particolare il primo giro dell’anno scorso, Matt Kalil, a dare il tempo necessario a Ponder per scegliere il suo obiettivo e colpirlo prima che la difesa avversaria arrivi a mettergli le mani addosso. 

Ovviamente ritornerà a dare il suo contributo nel levare pressione a Ponder e nel guadagnare Yard Adrian Peterson, reduce dalla sua migliore stagione e deciso a fare ancora meglio. Davanti a lui, per proteggere le corse e bloccare anche in caso di passaggi, l’ottimo FB Jerome Felton.

Lo stesso Spielman, insieme all’head coach Leslie Frazier, ha sempre dimostrato di puntare sul ragazzo, senza mai metterlo in discussione. Dietro a lui, per farlo crescere e dare al coach un’alternativa in caso di infortunio (visto anche cosa è successo l’anno scorso durante i playoff contro i Packers con Webb) è stato preso tramite Free Agency Matt Cassel, specificando da subito che il ruolo di titolare sarebbe rimasto a Ponder. 

Ponder quindi ha tutte le possibilità per fare bene quest’anno, per confermare quanto fatto vedere a sprazzi nella scorsa stagione, soprattutto nell’ultima partita di regular season contro i Packers. Noi speriamo che succeda, ovviamente, perchè nel caso contrario abbiamo l’impressione che il futuro di Christian sarebbe lontano da Minneapolis. 

Manca ormai un mese al Draft NFL 2013 e Minnesota, complice anche la trade che ha portato Harvin ai Seahawks, si presenterà alla tre giorni newyorkese con ben 11 scelte a disposizione sul carnet, e una buonissima possibilità di ripetere le ottime due tornate, 2011 e 2012, con le quali ha profondamente rinnovato roster e depth chart, puntellandola in alcuni ruoli chiave, non ultimi quelli di left tackle, safety e kicker, coperti da Matt Kalil, Harrison Smith e Blair Walsh, splendidi protagonisti della stagione appena conclusa.

Oltre a loro, hanno dato un importantissimo contributo nella rookie season anche Josh Robinson e Jairus Wright, entrati, rispettivamente, in pianta stabile nelle rotazioni dei cornerbacks e dei wide receivers, con il secondo che, addirittura, pare essere stato individuato come il sostituto ideale per il già citato Harvin; ottimo, si è dimostrato anche il pick speso per Rhett Ellison, fullback-tght end che ha confermato di saper svolgere benissimo sia il compito di bloccatore che quello di ricevitore aggiunto.

A questi vanno poi ad aggiungersi Robert Blanton, defensive back da Notre Dame che si è comportato piuttosto bene quando è stato gettato nella mischia, Audie Cole, che nonostante la sola apparizione accumulata nel 2012 sembra godere di parecchia considerazione da parte del coaching staff in ottica futura e Trevor Guyton, unico a non scendere in campo (addirittura tagliato ad inizio free agency) oltre a Greg Childs, dal quale si attendono grandi cose al ritorno dall’infortunio che lo ha messo fuori gioco per tutta la rookie season.

Un discorso molto simile riguarda anche le 10 scelte del 2011, l’anno, per intenderci, dell’accoppiata Christian Ponder-Kyle Rudolph, due ragazzi che hanno dimostrato di aver raggiunto un’ottima intesa in questa stagione, e che si sono diventati definitivamente titolari nell’arco del 2012, come la guardia offensiva Brandon Fusco, pescato sul finire del sesto giro dal piccolo college di Slippery Rock.

Tra le seconde linee si sono conquistati poi un buonissimo spazio Mystral Raymond, safety che ha dimostrato si rendere piuttosto bene nelle difese di situazione, Stephen Burton, ricevitore in cui crede parecchio l’offensive coordinator Musgrave, e Christian Ballard, ottima alternativa nel mezzo della difensive line.

Front four dove quest’anno ha cominciato  a trovare spazio pure D’Aundre Reed e dove si spera di poter presto vedere all’opera DeMarcus Love, fin qui limitato dagl’infortuni; tagliato il solo Ross Homan, è ancora a roster Brandon Burton, corner che, nonostante le buonissime premesse, pare ormai più orientato verso un utilizzo volto a far rifiatare i compagni di reparto.

In entrambi gli anni, comunque, i Vikings hanno lavorato davvero bene nell’appuntamento primaverile del Radio City Music Hall, e se si aggiunge che anche la campagna collegiale del 2010 ha portato in dote, ai Purple&Gold, tre validissimi elementi come Chris Cook, Toby Gerhart e, soprattutto, Everson Griffen, salta subito agl’occhi come a Minneapolis, nelle ultime stagioni, i Draft, soprattutto nei giri medio bassi, sia diventato quasi più importante della free agency per costruire un roster competitivo e capace di raggiungere traguardi concreti.

Non per niente, la squadra che un po’ ha sorpresa è arrivata ai playoffs nel 2012, ha una depth chart quasi interamente costituita da elementi giunti in Minnesota via Draft, tra cui spiccano, per ovvie ragioni, le prime scelte di un passato più o meno recente come i franchise player Adrian Peterson e Chad Greenway, due dei leader indiscussi e carismatici del team.

Con queste premesse, quindi, la possibilità di ottenere un altro buon bottino a New York, ci sono tutte, soprattutto guardando alla qualità e dal talento offerti in certi ruoli quest’anno, dove i Vikings dovranno operare con un occhio volto alle esigenze attuali, per quanto riguarda le posizioni di WR e MLB, e al prossimo futuro, quando servirà un nuovo DE per sostituire l’imprescindibile Jared Allen.

In questi tre ruoli (guardando soprattutto all’esclusivo interesse dei Purple & Gold), ai quali si può aggiungere quello di defensive tackle, il Draft 2013 sembra essere davvero ben fornito, ed è auspicabile che due di questi vengano già coperti con le due scelte al primo round, sempre che, come da tradizione, il GM Rick Spielman, non decida di tradare e cambiare le carte in tavola.

Se tutto rimanesse com’è ora, i Minnesota Vikings, avranno a disposizione i seguenti pick:

Primo Round (2): 23a scelta e 25a scelta (da Seattle)

Secondo Round (1): 20a scelta (52a assoluta)

Terzo Round (1): 21a scelta (83a assoluta)

Quarto Round (2): 5a scelta (da Detroit) e 23a scelta (99a e 117a assolute)

Quinto Round (1): 22a scelta (148a assoluta)

Sesto Round (1): 21a scelta (179a assoluta)

Settimo Round (3): 7a scelta (da Arizona), 23a scelta e 25a scelta (da Seattle), (213a, 229a e 231a assolute)

 

 

Settimana fondamentale per il futuro dei Minnesota Vikings, che nei primi giorni di free agency hanno perso un pezzo importantissimo della loro recente storia, il playmaker Percy Harvin, in rotta di collisione da mesi con lo starting quarterback Christian Ponder, ma ne hanno aggiunto uno altrettanto importante, che risponde al nome di Greg Jennings, ex avversario con la maglia dei Packers ma con quelle caratteristiche di WR #1 che da tempo mancava nelle file dei Purple & Gold, ovvero da quando Sidney Rice, lanciato in orbita da un altra ex stella di Green Bay, Brett Favre, decise di abbandonare le lande del Nord per trasferirsi a Seattle.

Seahawks che hanno rappresentato il crocevia per la free agency dei Vikings, offrendo tre scelte, la prima e la settima del prossimo Draft, ed una scelta tra il terzo e il quarto giro del 2014, per l’ormai ex numero 12 di Minnesota, aprendo di fatto la pianificazione futura per la franchigia di Minneapolis, che con due first round pick, il 25 Aprile, potrebbe ripetere l’ottima accoppiata 2012, Matt Kalil-Harrison Smith, acquisendo due prospetti di altissimo profilo per coprire altrettanti need.

Vuoti che comunque sono già stati parzialmente riempiti dalle buone mosse di questi primi giorni da pare del GM Rick Spielman, che prima ha blindato il right tackle Phil Loadholt, uno degli artefici della straordinaria stagione di Adrian Peterson, e poi ha messo a segno due colpi necessari per dare una sistemata all’attacco dei Vikings, uno con il già citato Jennings, oggetto del desiderio di diverse squadre NFL, e l’altro con Matt Cassell, reduce da due anni orribili con Kansas City ma decisamente un upgrade nel ruolo di backup quarterback per Minnesota, dove Joe Webb ha deluso, mostrando, se ancora ce ne fosse stato bisogno, tutti i suoi limiti nel match playoff al Lambeau Field, quando ha dovuto sostituire l’infortunato Ponder.

Con un backup esperto e di buon livello, i Vikings, allo stesso tempo, hanno modo, sia di coprirsi le spalle in caso di problemi fisici dello starting quarterback, sia di mettere una reale pressione allo stesso, anche se, ad onor del vero, coach Leslie Frazier è stato chiarissimo: “Ponder sarà il nostro quarterback titolare”; e così sia, ci mancherebbe altro, anche perchè quel 31 che staziona a fianco della passing offense, va preso al netto del personale che aveva a disposizione il numero 7, eccellente in mezzo al campo, meno irreprensibile sulle sideline, dove appunto, mancava un go to guy cui affidare il pallone nei momenti decisivi, e di alcune discutibilissime chiamate dell’offensive coordinator Bill Musgrave, che si intestardiva spessimo sulle corse pur quando queste non trovavano alcuno sbocco.

Situazione che non dovrebbe ripetersi quest’anno, con l’arrivo dell’ex numero 85 di Grenn Bay, che certamente toglierà anche attenzione, da parte delle difese avversarie, su Peterson, e, molto probabilmente, con l’aggiunta di un nuovo talento tramite Draft, ai quali si vanno ad aggiungere l’ottimo Jarius Wright, che ha già dimostrato di poter essere un fattore sul profondo o schierato nel ruolo di slot, il veterano Jerome Simpson, e l’altro prodotto di Arkansas Greg Childs, che dovrebbe rientrare dall’infortunio.

Jennings, reduce anche lui da una serie di ripetuti acciacchi che sono stati alla base della sua stagione non trascendentale con i Packers, nonchè causa del suo impiego limitato che ha facilitato il divorzio dalla franchigia del Wisconsin, dal canto suo, spera di tornare ai livelli che lo hanno reso celebre, soprattutto dopo essere stato accolto al pari di un messia in Minnesota, dove buona parte dei fans, se non tutti, aspettavano la sua firma con la stessa suspense con la quale avevano atteso il ritorno sui campi di All Day.

I due, insieme, promettono di fare faville, entrambi infatti possono trarre giovamento dalla presenza dell’altro per mettere insieme numeri ancora più importanti e consistenti di quelli fatti segnare in passato, anche se nel caso del receiver, molto dipenderà dal braccio di Ponder, atteso all’ultima fase di crescita per dimostrare finalmente di essere un QB degno di giocare titolare in NFL; anche per lui, il 2013 sarà probabilmente l’anno decisivo, in caso di stagione fallimentare, un nuovo cambio di rotta di Minnesota, magari anche in corso con la promozione di Cassell, non è affatto da escludere.

E mentre l’attacco cambia parzialmente volto, in difesa l’addio del middle linebacker Jesper Brinkley, passato ai Cardinals, è stato momentaneamente colmato con la promozione di Audie Cole, pescato nell’ultimo Draft, dopo che si è cercato, inutilmente, di portare in Minnesota un altro avversario di lungo corso come Brian Urlacher, che ha poi rifirmato con i Bears; un altro addio pesante, quello del veteranissimo Antoine Winfield, che stando alle ultime voci, potrebbe anche tornare per un’ultima season in Purple & Gold, ha invece lasciato un discreto vuoto sulle sideline, dove si attende la maturazione definitiva di Chris Cook e Josh Robinson, mentre in mediana, un piccolo rattoppo è stato messo con la ristrutturazione del contratto di Erin Henderson, che pare ancora vestire i panni del favorito per coprire il ruolo di weakside linebacker.

Nelle ultime ore, infine, sembra che sia stato raggiunto anche un nuovo accordo con Jerome Felton, pro bowl fullback che ha avuto un ruolo importante nell’aprire il campo alle sfuriate di Adrian Peterson.

Adrian Peterson è ufficialmente uscito dall’injury report dei Vikings, infatti nell’ultima lista dei giocatori infortunati presentata alla stampa non figura più il nome del runningback, mentre vi staziona ancora, dopo una settimana difficile, quello di Erin Henderson, che sarà assente per infortunio dalla partita di domenica contro San Francisco a causa della concussion subita nell’ultima week a Indianapolis.

Fuori dai giochi quello che è stato il miglior linebacker di Minnesota in questo inizio di stagione, sulla mediana dovrebbe trovare posto sul lato debole Marvin Mitchell, ex LB dei Saints che farà il suo esordio da starter con la maglia purple&gold, mentre nella nickel difense toccherà al middle Jesper Brinkley, splittare dal suo ruolo abituale per ricoprire quello lasciato libero dal compagno.

Diversa la situazione nel backfield offensivo, dove già nelle scorse settimane, nonostante non fosse ancora al 100 %, è stato il numero 28 a portare assiduamente l’ovale, lasciando solo gli scampoli a Toby Gerhart, che fino a poche ore prima del season opener sembrava destinato a dover ricoprire lo starting spot nelle prime settimane; cosa che puntualmente non si è verificata, con il ritorno in carrozza di Peterson, che adesso si troverà di fronte la squadra che più di ogni altra gli ha dato problemi in queste sue sei stagioni da professionista.

Con i 49ers infatti Adrian non è mai riuscito a rendere al meglio, tant’è che in due match disputati in carriera contro la franchigia californiana ha totalizzato appena 88 yards in 33 portate, realizzando un unico big play su una corsa da 35 yards; numeri che per l’ex Sooner sono quasi un fallimento, e a cui spera di porvi rimedio domenica, dove avrà modo di testare la tenuta della difesa avversaria, finora molto convincente contro le corse ma senza mai essersi trovata davanti un vero runner capace di metterla in difficoltà.

Un test che, indubbiamente, servirà ad entrambi.

Settimana intensa per il runningback numero 28 dei Minnesota Vikings, che è stato sottoposto a sedute di allenamento più corpose per permettergli di toccare più palloni nella prossima partita contro San Francisco, dove dovrebbe continuare ad alternarsi con Toby Gerhart pur ricevendo un maggior numero di ovali dalle mani del proprio quarterback, sintomo che le preoccupazioni post infortunio e le relative implicazioni post operazione, stanno lentamente svanendo.

Impiegato rispettivamente in 17 e 16 corse nei primi due match stagionali, Adrian Peterson dovrebbe assestarsi attorno alle 20 nella sfida con i Niners, dove tanto lui quanto il coach Leslie Frazier sperano di replicare l’impatto avuto nel kickoff weekend, quando con 2 run vincenti decise una partita fin li in bilico contro i Jacksonville Jaguars, regalando la prima affermazione stagionale a Minnesota.

Affermazione che comunque sarà difficile replicare con una squadra tra le più in forma, nonchè maggiormente attrezzate, del momento, per questo è molto probabile che Minnesota, a questo punto, si accontenti anche di una buona prova, di squadra si, ma soprattutto individuale, fondamentale per incrementare la fiducia nel ragazzo e restituire ai Vikings la loro arma più letale al pieno della forma e con una ritrovata convinzione nei propri mezzi.

Destano qualche preoccupazione le condizioni di Erin Henderson, linebacker dei Vikings che ha subito un brutto colpo nella sconfitta domenicale contro i Colts riportando una concussion che ne sta limitando l’impiego negli allenamenti questa settimana e che lo mette a rischio per la sfida del fine settimana con i 49ers, dove il suo apporto potrebbe risultare fondamentale per contrastare le corse di Gore e arginare Vernon Davis.

Una perdita eventuale che se confermata rischia di pesare parecchio per Minnesota, che nelle prime due settimane di regular season ha goduto del grandissimo apporto fornitogli dal fratello minore del suo ex MLB E.J. Henderson, ora free agent, protagonista assoluto e leading tackler della squadra con 22 placcaggi all’attivo fino a questo momento; numeri che spera di incrementare domenica, visto che ha superato il test post concussion della NFL e che, salvo parere contrario del team e dello staff medico, dovrebbe comunque scendere in campo.

Una presenza che dovrebbe diventare certa anche per quanto riguarda altri tre infortunati illustri, tutti assenti dagli allenamenti e tenuti a riposo precauzionale, quali il centro John Sullivan, il corner Chris Cook, e il defensive end Brian Robison, fermo per problemi al polso; non saranno invece probabilmente del match il receiver Jairus Wright, il tight end Rhett Ellison, il linebacker Marvin Mitchell, e la safety Andrew Sendejo, ancora alle prese con i rispettivi infortuni alla caviglia.

Il passing game di Christian Ponder e degli stessi Vikings è notevolmente migliorato, e la prova di tutto ciò è arrivata anche nel match contro i Colts, dove tutti i passaggi dentro le 15 yards del quarterback numero 7 sono andati a segno, consentendogli di raggiungere quel 27 su 35 per 2 TD e nessun intercetto con cui ha chiuso la sfida del RCA Dome rischiando di centrare una comeback d’altri tempi con un quarto finale giocato ad altissimo livello.

Purtroppo a rompergli le uova nel paniere è arrivato il calcio da 53 yards di Adam Vinatieri, ma quello che conta, per il coaching staff di Minnesota e per i Vikes stessi è l’aver trovato quel potenziale quarterback su cui ricostruire una franchigia che per troppo tempo, fondamentalmente dall’addio di Daunte Culpepper, ha continuato ad investire su pitcher d’occasione, buoni, magari anche ottimi come Brett Favre, senza mai puntare su un giovane con tutte le caratteristiche e le qualità necessarie a diventare un franchise player del ruolo.

Ma d’altronde è la storia stessa di Minnesota a raccontare questo, prima e dopo il numero 11 da Central Florida, che in maglia Purple&Gold ci ha giocato 6 stagioni, sono stati tanti i QB, più o meno grandi, ad alternarsi nel backfield dei Vikings dopo Frank Tarkenton, una vera e propria istituzione a Minneapolis, dove ha passato 13 delle sue 18 stagioni da professionista, e Tommy Kramer, l’ultimo a tenere saldo il posto per più di 3 season prima di Cpep, basti pensare a Wade Wilson, ex HC dei Cowboys, e Rich Gannon a cavallo tra gli ’80 e i ’90, a Jim McMahon, che per un solo anno, nel 1993, guidò i Vikes prima del triennio di Warren Moon, il grande numero 1 che passò dalle parti dei laghi prima del primo Brad Johnson, di Randall Cunningham, e di Jeff George.

Lo stesso George che fece da chioccia a Culpepper nell’anno da rookie, prima dei record, prima dell’accoppiata fenomenale con Randy Moss, prima dello scandalo conosciuto come “Love Boat”, prima del processo, dell’infortunio, e del successivo addio all’inizio dell’era Childress, quando cominciò l’ultimo girovagare dei Vikings tra un Brad Johnson cavallo di ritorno, un Tarvaris Jackson alternato senza fortuna ad un Kelly Holcomb piuttosto che ad un Brooks Bollinger o a un Gus Frerotte, prima dell’arrivo di Favre, del passaggio veloce di Donovan McNabb e della decisione, finale e definitiva, si puntare su quello che sembra essere un investimento concreto, e, con i dovuti scongiuri, anche azzeccato.

Perchè quel ragazzo, Ponder, che ama definire l’ovale “la mia ragazza”, sembra proprio essere rispettato ed amato da tutti, in primis dal coach Leslie Frazier, che lo difende sempre a spada tratta e non fa altro che elogiarne i mezzi e le grandi qualità, e poi dai suoi stessi compagni di squadra, soprattutto quelli di reparto, dai veterani Michael Jenkins e Devin Aromashodu, messisi completamente a sua disposizione, fino al playmaker Percy Harvin e al potenziale go to guy Jerome Simpson, che non vede l’ora di poter finalmente vestire la divisa Vikings per dividere il campo con il numero 7, in questo momento leader indiscusso della lega per percentuale di completi con un ottimo 75.8 %, di due punti superiore a quello del primo inseguitore, che risponde al nome di Philip Rivers, uno che passa per essere tra i QB più precisi della NFL.

Il recupero di Adrian Peterson dopo l’infortunio patito al termine della scorsa stagione e la susseguente operazione, ha avuto dell’incredibile, sono passati appena 8 mesi e mezzo infatti dalla rottura del legamento mediale collaterale del ginocchio e il numero 28 è tornato in campo mostrando nuovamente tutta la sua classe senza, almeno a prima vista, aver perso quella facilità di corsa, condita da cambi di direzione repentini, che l’ha reso celebre.

Gli esperti che parlano della sua storia post-infortunio parlano di un ritorno quasi miracoloso, soprattutto calcolando che All Day pare oltretutto essere in un buonissimo stato di forma, cosa non sempre scontata quando si rimane a lungo fermi, costretti a spendere il proprio tempo tra convalescenza e riabilitazione; eppure se c’è una cosa che è saltata subito agl’occhi vendendolo all’opera nel match con i Jaguars, è che siamo dinnanzi al solito Adrian, quello capace di caricarsi la squadra sul groppone e guidarla alla vittoria sfruttando ogni piccolo buco che gli concede la difesa avversaria.

Un’apparenza che in parte ha sorpreso anche lui stesso, perchè ha dichiarato proprio in una breve intervista rilasciata in questi giorni che nemmeno lui si aspettava di essere in un così buono stato di forma, chiarendo comunque che, sia lui che lo staff che lo ha seguito in questi mesi post-operazioni, considera di aver raggiunto un recupero pari al 95 %, e che quindi gli manca ancora pochissimo per sentirsi completamente se stesso e non preoccuparsi più del suo ginocchio.

Un cinque percento che però, da quanto traspare dalle sue parole, non lo lascia del tutto tranquillo, tant’è che è proprio Adrian a dire, anche se a vederlo giocare non sembrerebbe, che gli capita ancora di trattenere il fiato prima del contatto, perchè”i medici sono stati chiari, un eventuale nuovo infortunio in questo momento, o un brutto movimento del ginocchio, potrebbero costarmi carissimi, magari addirittura mettere a rischio la mia carriera”.

In coda all’intervista il runningback dei Vikings ha poi ampiamente parlato di come ha vissuto la partita, “E ‘stata un’esperienza diversa per me, per le mie gambe e il mio corpo”, ha detto Peterson. “Il mio fisico in realtà retto abbastanza bene. Fisicamente sapevo di stare bene, ma ero curioso per il mio ginocchio, interessato a vedere come reagiva durante la partita, come attutiva i colpi e tutto il resto“, dichirandosi infine fiducioso per il match contro i Colts, dove aspetta ansioso di notare i nuovi progressi.

Fiducia e attesa che traspare anche dai componenti del coaching staff, su tutti dall’OC Musgrave, che non vede l’ora di vederlo all’opera nella seconda partita stagionale, sperando che ulteriori minuti non facciano che accrescere la sua sicurezza nel tornare a fare quei movimenti che lo hanno reso celebre e che gli hanno permesso di diventare uno dei RB più forti dell’intera lega, se non della storia.

Assenze importanti per i Vikings, che nell’ultimo allenamento non hanno potuto contare su due starter indiscussi come Antoine Winfield e John Sullivan, entrambi assenti alla seduta con la squadra ma per motivi diversi.

Il cornerback veterano ha dovuto recarsi ad Akron, in Ohio, per assistere ai funerali del fratello del quale aveva comunicato la scomparsa lunedì, il giorno successivo al season opener contro i Jacksonville Jaguars, attraverso l’ufficio stampa dei Vikings, che ne aveva eleogiato il coraggio e la forza morale nel voler scendere in campo domenica nonostante la morte nel cuore.

Anthony Travis, di cinque anni più giovane di Antoine, era infatti venuto a mancare mercoledì scorso, e dopo una visita veloce in Ohio, Winfield era rientrato nei ranghi Purple&Gold venerdì, per preparare al meglio l’esordio nel kickoff weekend e per supportare le nuove, giovanissime, secondarie dei Vikings, che hanno basato la propria ricostruzione proprio sulle spalle esperte del numero 20.

Oggi, ad una settimana ed un giorno esatto di distanza dalla scomparsa del fratello, il corner di Minnesota è tornato ad Akron per assisterne alla veglia funebre, ma dovrebbe tornare in tempo per scendere in campo contro i Colts, il modo migliore, anche secondo lui, per commemorare la memoria del suo caro, magari cercando di anestetizzare il dolore con la gioia di una seconda vittoria Vikes in stagione.

Ben meno gravi i motivi dell’assenza di Sullivan, il centro infatti avrebbe rimediato una brutta botta alla caviglia nel match di domenica, e nelle prime sedute di allenamento settimanali avrebbe riacutizzato l’infortunio, pertanto, coach Leslie Frazier, d’accordo con lo staff medico, ha deciso di tenerlo a riposo in modo da recuperarlo al meglio per la trasferta di Indianapolis di questo weekend.